Perfetta interpretazione Bart Simpson…
Eh eh eh.. che citazione che vi ho trovato! Perpinchio pinchernacolo! :-D

Ultimamente è tornato di moda, ricomparendo sugli scaffali dei bar ed anche nei pub, quella mitica bevanda detta “la cocacola autarchica” o forse meglio conosciuta come “chinotto”.

Non voglio fare qui la storia dei fasti trascorsi di questa bibita e del suo ritorno come oggetto di tendenza… mi limito a dirvi che qui a Nerdsopolis abbiamo esperti di fama mondiale nel campo del chinotto e presto (voglio sperare) vi daranno modo di constatare la loro esperienza con post approfonditi ed esperimenti arditi.

Quello che invece mi ha incuriosito, e che vi vorrei raccontare quest’oggi, riguarda il fatto che ultimamente vedo sempre e comunque la stessa bottiglia di chinotto in giro. La San Pellegrino? No, troppo facile! Il Neri? Macchè!

Si tratta di questa bottiglia (qui accostata a quella della gazzosa):

Il chinotto Lurisia (o meglio, il VERO chinotto) è ovunque! Sarà la bottiglia gialla, ma ultimamente ci faccio caso e lo vedo su ogni scaffale.

“hmm.. lurisia, questo nome non mi è nuovo”

Lurisia, basta una rapida ricerchina su internet, è una marca di acqua naturale proveniente dal Monte Pigna. Tra i vari prodotti, produce anche la gazzosa, il chinotto e la birra. Sulla bottiglia del chinotto compare però un logo “ristretto” della marca. Infatti il logo completo sarebbe questo:

Come si può vedere il logo raffigura un pompiere comunista che cerca di imbottigliare dell’acqua che esce da un muro con una specie di termos… più o meno:

La leggenda narra che, all’inizio del 1900, uno dei minatori addetti all’estrazione delle “lose” [...] mentre si trovava nella grotta del Nuvolari, dove attualmente sono situate le Terme, accidentalmente colpì una vena sorgiva provocando l’allagamento di gran parte del cunicolo. Nei giorni successivi, l’acqua venne fatta defluire all’esterno creando un piccolo laghetto dove, ben presto, i minatori presero l’abitudine di lavare le grosse piaghe e le ferite che si procuravano durante il lavoro. Fu così che si accorsero che queste si rimarginavano e guarivano con molta facilità e nel giro di pochissimo tempo. La notizia si diffuse in tutte le valli circostanti e moltissimi furono coloro che cominciarono a recarsi alla grotta del Nuvolari per provare l’efficacia dell’acqua “miracolosa”.

Questo logo (e non quello ridotto che si trova sul chinotto) mi riporta la mente ad un articolo che avevo letto poco tempo fa riguardo la moda, che si era affermata intorno agli anni ’50, di considerare tecnologicamente innovativi e salutari i gadgets dotati di componenti “radioattive”.

Nonostante fossero già noti gli effetti devastanti dell’esposizione dell’uomo alle radiazioni, era infatti convinzione popolare che “una giusta dose” di radiazioni potesse essere benefica per l’organismo.

In più, proprio come per il nostro Uomo Radioattivo, il termine aveva un forte appeal commerciale, rimandando ad un elemento di innovazione “spaziale”. In questo contesto la Lurisia era famosa come l’acqua proveniente dalle “fonti radioattive”… aspetta un’attimo: ma era una balla per vendere di più o l’acqua è realmente radioattiva?!

Tutti i lurisiani sapevano, infatti, che quest’acqua aveva notevoli ma inspiegabili poteri cicatrizzanti sulla pelle. Per primi lo avevano scoperto i carrettieri osservando che le piaghe degli zoccoli dei loro animali guarivano rapidamente se, durante il loro lavoro, attraversavano il corso del torrente Lurisia. Inoltre gli scalpellini delle cave di losa curavano tradizionalmente le ferite della pelle con un minerale verdastro, reperibile tra gli strati di roccia del paese.

[...] Il Professor Lincio, famoso studioso di mineralogia, ottenne il permesso di effettuare degli scavi in zona e così scoprì l’esistenza di estesi giacimenti di un particolare minerale radioattivo, l’autunite, nelle cave di pietra della valle.

[...] Nello stesso anno [1925]  eseguì prelievi più accurati e determinazioni più attente rivelando un’altissima radioattività delle acque della miniera di Lurisia.

Dunque l’acqua di Lurisia è effettivamente radioattiva ma, mentre un tempo questa sua “qualità” era largamente sponsorizzata, oggi non se ne parla più (tranne che per qualche riga nella sezione “storia” del sito internet) trattandosi sicuramente di una qualità di non facile interpretazione da parte dei consumatori odierni.

Ammetto di essere totalmente ignorante al riguardo, ma alcune brevi ricerche che ho condotto mi portano a pensare che la materia sia ancora oggi piuttosto controversa: molti ritengono che piccole quantità di radiazioni possano essere benefiche per l’organismo. Eppure c’è chi non la pensa così e ritiene che si tratti di credenze del passato ormai sfatate.

Di certo, se è vero che il radon (la sostanza disciolta nell’acqua che la rende radioattiva) è un gas pericoloso che può causare gravi malattie, è anche vero che in questo caso si parla di quantitativi davvero infinitesimali, con radiazioni che possono essere paragonate a quelle che sono normalmente presenti in natura (ed a cui siamo tutti esposti quotidianamente). In più, trattandosi di un gas disciolto nell’acqua, questo tende a evaporare molto facilmente già all’uscita dalla fonte.

Comunque, nel dubbio mi domando a questo punto se anche il “Vero Chinotto Lurisia” sia fatto con l’acqua radioattiva… sull’etichetta infatti si legge che è prodotto da un’altra azienda: la Abbondio di Tortona che a sua volta commercializza bevande “frizzantine” con uno stile retrò.