google_wave_logoIl team di esperti di Nerdsopolis è stato raggiunto da un invito a provare in anteprima il nuovo strumento di comunicazione web di Google: Google Wave. Dalle parole degli sviluppatori, che l’hanno presentato a fine maggio 2009, Wave sarà come se la mail fosse stata inventata oggi: messaggistica istantanea oppure asincrona, con la possibilità di condividere video, audio, documenti, link e qualsiasi cosa ti passi per la mente. Nelle intenzioni dei googlers Wave sostituirà mano a mano mail e messaggistica istantanea (MSN e chat varie, per intendersi), grazie anche alla possibilità di estendere l’applicazione con un sistema simile ai plugins. Inoltre, proprio come è già Google Talk (e prima di lui XMPP), ci sarà una federazione di server Wave che potranno consentire la messaggistica tra diversi gruppi di utenti, e questi server potranno essere gestiti da terzi rispetto a Google. Questo dovrebbe consentire una grande interoperabilità tra sistemi, nonchè una sempre maggiore facilità di accesso: il valore della rete Wave dovrebbe poter crescere facilmente insieme al numero di server e di utenti.

Dalla presentazione è stato tratto un video, della comoda durata di 80 minuti. Non contenta di questa forma di comunicazione, la mitica Gina Trapani ha pubblicato un Highlight Reel su ciò che è Google Wave; questo il primo video, gli altri sono nel suo ottimo articolo.

Dopo aver ricevuto l’invito, chiesto qualche mese fa sulla pagina di Google Wave, ho cliccato sul link monouso allegato all’invito ed ho effettuato l’accesso a Wave. Dopo qualche secondo di caricamento (circa come Gmail), sono arrivato alla home page: chiara, pulita, accattivante. Un po’ più stilosa delle classiche paginate delle webapp di google.

Dopo aver finito di ammirare gli angoli smussati e le ombrine, aver smosso tutti i pezzi dell’interfaccia e cercato di cliccare su qualsiasi cosa sembrasse un link o un bottone, mi sono reso conto che ero un naufrago! Nessuno dei miei contatti su Gmail ha Wave, e così mi sono subito stancato.

Ieri sera invece mi è comparso il buon vecchio Fede, e insieme abbiamo un po’ curiosato tra le onde. Il primo impatto è duro: non è facile districarsi in qualcosa che sembra un forum in tempo reale, soprattutto perchè sia per me che per il mio interlocutore era difficile uscire dallo schema mentale della “chat”.

Il primo impatto con Wave

Il primo impatto con Wave

Nerdsopolis on Waves

Nerdsopolis on Waves

Ed ecco oggi arrivare gli altri amici che ho invitato. Abbiamo subito utilizzato lo strumento per parlare del nostro blog e dei prossimi articoli. Anche per loro il primo impatto è duro, non è facile muoversi tra molte aree attive senza capire bene cosa fanno: prendete ad esempio la creazione di una risposta: al di là del tasto reply, che però è in alto, lontano dal messaggio a cui voglio rispondere, per scrivere qualcosa bisogna passare il mouse sul bordo inferiore del messaggio e far comparire una righetta blu che porta come titolo “Reply“. Siamo di fronte all’infrazione di due regole dell’usabilità: le aree attive devono essere evidenti e non nascoste e devono essere facilmente cliccabili. Non devo scoprire che c’è un pulsante solo perchè passo sopra ad un area attiva, e se devo premerlo non devo prendere la mira.

Upload_gearsUn grande passo avanti invece è la possibilità di integrare documenti dal proprio computer semplicemente trascinandoli dal proprio desktop: ci voleva molto per cambiare quello stupidissimo pulsante per caricare i file?! Sembra proprio di sì, tant’è che per farlo bisogna avere Gears, una estensione (sempre della grande G!) per Firefox e Internet Explorer (Chrome la integra nativamente – sorry amici di Opera!). Una volta installata quella è possibile trascinare direttamente su una wave le proprie foto (o qualsiasi documento): subito se ne vedrà una anteprima, e poi si potrà controllare l’avanzamento del caricamento. Infine le foto presenti sulla Wave possono diventare velocemente uno slideshow dall’aspetto lightbox-iano.

Grosso errore waveGoogle Wave è ancora giovane, in una versione precedente alla Beta (versione di Preview), per cui non si può considerare ancora uno strumento completamente usabile.

Keep in mind that this is a preview so it could be a bit rocky at times.

E infatti ho già incontrato un errore Javascript, totalmente incomprensibile. Questo mi porta a raccontarvi di come Google Wave, come molti altri strumenti web di Google, viene creata con il Google Web Toolkit, un framework che mette insieme automaticamente, in un processo simile alla compilazione dei binari, html, javascript, css e anche le immagini (crea automaticamente i css sprite) appianando differenze tra browser differenti, e operando una ottimizzazione spinta sul fronte delle richieste http e della effettiva dimensione occupata dal codice. Ad esempio, nell’affibbiare id e nomi di classe agli elementi HTML non usa lunghi nomi descrittivi, ma una sequenza di lettere, a partire da “a” fino a “zz” e oltre; per quanto riguarda il javascript invece, viene incluso nella pagina un piccolo bootstrap, cioè poco, semplice codice, che controlla alcune variabili (primariamente il browser) e scarica nella pagina corrente il modulo javascript più idoneo, che era stato precedentemente creato dal GWT. Fin qui tutto molto bello: peccato che si debba fare in Java.

New_Extension_wave

Svelato il pulsante nascosto

Siamo verso la fine, e qui c’è una piccola chicca in esclusiva per i lettori di Nerdsopolis. Curiosando tra le montagne di div con cui è costruita l’interfaccia di GoogleWave, mi sono imbattuto in una interessante scoperta: un pulsante nascosto e disattivato, che una volta rivelato ha modificato leggermente il tasto “New Wave” come si vede nella figura qui a sinistra. L’etichetta del pulsante ci dice che si potranno fare delle “New Extension Wave”, cosa che mi fa pensare ad una possibile diversificazione delle Wave a seconda di cosa c’è dentro. Già ora ci sono alcune estensioni e gadget che si possono includere (c’è già ovviamente un Sudoku collaborativo, motivo per cui questo articolo slitterà di qualche ora), non oso immaginare le quantità di Bejeweld, Farmville e PetSociety che nasceranno. Dio ci salvi…

Insomma, il prodotto è promettente, lo strumento è sicuramente interessante, e se avete anche voi accesso a Google Wave, veniteci a trovare.