L'iperbole dell'allegoria virtuale

L'iperbole dell'allegoria virtuale

Qualche giorno fa ho dovuto fare un po’ d’ordine nello studiolo dove c’è il mio computer. Quello stanzino ospita il computer dal lontano 1995, dove c’era una tavola a sbalzo dal muro su cui mia madre appoggiava la roba da stirare: il ragazzino di dodici anni lì ha insediato il suo portale per il mondo virtuale. Sempre intorno a quegli anni mio padre mi fornì di una cassettiera nera da ufficio, in cui io cominciai a riporre i numerosi oggetti di contorno al pc (per la cronaca, era un IBM Aptiva 486SX 25mhz) tra cui gli immancabili floppy disk. Dopo quasi quindici anni, è stato il momento di dare una sepoltura adeguata a quella fossa comune di dischetti magnetici.

Mentre cercavo di raccogliere tutti questi vecchi soldati e comporli per l’ultimo saluto, la mia testa ha cominciato a frullare i ricordi come quando si cercava di leggere un floppino rovinato (gnnccc… ck-ck-ck-ck… “Annulla, riprova, tralascia?”), stimolata dall’incontro con le grandissime glorie del passato.

2009-09-26 13.01.52

Sette floppy per un racconto meraviglioso

Ho ritrovato alcuni videogiochi. Tra i miei preferiti, tanto che ogni tanto ci gioco ancora, ho ritrovato i sette floppy che contenevano quel capolavoro della LucasArt che è “Sam & Max Freelance Police”: una avventura grafica in stile cartoon, con una ironia formidabile e uno humor, spesso nero, ineguagliabile. Poi ho ritrovato alcuni platform comprati in edicola, tra cui Jazz Jackrabbit e Rick Dangerous. Ho addirittura una copia di Commander Keen, con una nota (scritta da me medesimo, e letta probabilmente solo e sempre da me stesso) che ricorda che il gioco è stato scritto dalla ID Software.

Video On Line, internet per i pionieri

Video On Line, internet per i pionieri

Correva l’anno 1996, e mio padre, non contento di avermi dotato di una cassettiera nera da ufficio, decise che saremmo entrati nell’autostrada dell’informazione, grazie ad una società, chiamata Video On Line, che ci fornì di un immancabile floppy, un modem, un nome utente e la password (scelti da qualche impiegato di VOL, rigorosamente a mano) e un manuale, di cui presto pubblicherò dei passaggi. E così, ascoltando la stonata musichetta del modem 14.4bps, e fissando le stelle cadenti che illuminavano la grande N di Netscape Navigator, mi addentravo negli affascinanti sentieri dell’ipertesto.

Let there be rock!

Let there be rock!

E qualche anno dopo fu il momento di fornire la parola, o per lo meno un suono che non fosse un solo beep, al mio computer. E fu dunque il momento della mia prima Sound Blaster. Dovrò essere sincero, io mi ricordavo di aver comprato direttamente la Sound Blaster 16 e di aver saltato la fase Pro (che poteva riprodurre solo suoni campionati a 8bit), però questo floppy non conferma il ricordo. Ad ogni modo, ricordiamo bene che una volta configurare le periferiche non era come oggi, bisognava prima installare uno o più dischetti, poi spegnere, aprire il computer, inserire la scheda nell’alloggiamento pertinente (ISA o PCI), avviare Windows, riavviare Windows, e magari infine riavviare Windows un altro paio di volte. Quelli erano tempi duri! Non come oggi, che basta installare un cd, aprire il computer, installare la scheda, chiudere riavviare windows 2 o tre volte e siamo già pronti!

2009-09-26 13.05.02

Rewritable!

Poi venne il giorno in cui Windows non mi bastava più, così volli provare le varie distribuzioni Linux, perdendo regolarmente lavori, tesi e quant’altro salvato dai miei familiari. Ma la cosa che mi spingeva di più era spulciare, pastrocchiare, provare, curiosare. E venne il momento della serie dei floppy di avvio, su cui installavo GRUB e facevo partire, ad esempio, SUSE Linux.

E oggi li ho salutati, i miei dischetti quadrati. Ma loro lo sapevano, non potevano durare per sempre; in realtà molti mi avevano già salutato quando erano ancora tutti in uso. La morte fa parte della vita, come il distacco fa parte dell’amore: se questo è vero riferito alle persone, quando ci si riferisce al mondo plasticoso ed effimero delle tecnologie informatiche, la vita, la morte e il distacco sono ancora più forti. Anche l’amore si fa sempre più breve: veloci fiammate, passioni veloci, che volano via più velocemente della legge Moore: l’amore per i computer dura la metà ogni anno che passa.