Girovagando per l’immensa rete internet non ho trovato molto su questo fantastico artista Pavullese (MO), che tra le altre cose, ha anche disegnato la copertina di un album “Uomo di Pezza” delle Orme, esponenti del progressive rock italiano. Mi è bastato questo per decidere che, in quanto artista di nicchia, deve essere adottato dalla comunità nerdsopoliana, e decidere di scriverne subito un articolo, spinto anche dal precedente articolo dello Zobo sulla musica progressive.

Traggo qualche riga di biografia dal suo sito ufficiale:

Walter al lavoro

Walter al lavoro

Da ragazzo, data la povertà della famiglia dovette fare i più diversi mestieri, vivendo in un mondo contadino di antica mentalità ma ricco di favole e leggende, di cavalli e colombe. Cominciò a disegnare, copiando i fumetti, intorno ai dieci anni; quindi, trasferitosi a Pavullo, frequentò per qualche tempo l’Istituto d’Arte “Adolfo Venturi” di Modena.

Fece la prima mostra a quindici anni, con quadri di un rustico realismo.

La sua personalità esplose verso il 1968, e suscitò molto interesse grazie anche a una mostra tenuta a Milano nel 1971. Da allora (pur continuando a viaggiare in Europa e in Africa per visitare città e musei) ha lavorato tenacemente, allestendo personali sia in Italia che all’estero. Mazzieri è morto a Pavullo il 21 novembre 1998.

Le sue opere sono percorse da alcuni tratti che nascono dalle sue esperienze di vita, soprattutto dall’infanzia: primo fra tutti l’elemento rurale, che fa spessissimo degli animali (o trasformazioni di essi) i protagonisti delle sue opere. La provenienza da un remoto borgo medioevale di campagna, la dedizione della famiglia e dei primi anni di vita ai lavori rurali, ha impresso un marchio indelebile nelle figure umane dei suoi quadri: le grandi mani nodose, simbolo della fatica e del lavoro intenso, sono un rimando continuo alla sua origine.

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Le città hanno regalato la piazza alla luna

L’ambientazione delle sue opere è un altro segno distintivo: la notte, il sogno, il mondo fantastico. Anche qui è l’infanzia di Walter a segnarne il percorso artistico, tramite il ricordo di racconti, sogni e favole, e a rendere così stranianti le tavolozze di colore usate, con cieli rosa e pelli blu, animali verdi ed erba marrone. Le forme, morbide, sinuose e continue, rendono l’idea dell’esperienza liquida, senza soluzione di continuità, che caratterizza i sogni, accomunando soggetti lontani, significati distanti e giustapponendo figure che trovano solo nella fantasia del sogno la loro ragione.

Legato al tema degli animali e del sogno c’è la deformità e la mostruosità dei suoi soggetti, spesso consapevoli della loro sgradevolezza ma espressivamente mesti, segnati da tristi destini. La loro situazione dis-umana li rende estremamente timidi, dolci, spesso contorti in una posizione di paura, timore di destare fastidio nell’osservatore. Il dna di questi mostri gli deriva probabilmente dall’incontro con le opere romaniche o gotiche del Modenese, nelle chiese del frignano oppure dal bestiario stesso del Duomo di Modena: anche questo incontro diventa stemperato e onirico perchè è per l’autore un ricordo di infanzia, da cui provengono anche gli altri temi.

Garbo di Neve

Garbo di Neve

In Garbo di Neve si ritrova un elemento della figura femminile e dell’erotismo ad essa legato: la ragazza, di lato, è dilaniata dalla paura, dal fascino e dal rimorso dell’incontro con la figura centrale, l’uomo mostro, deforme ed enorme. Al centro questa figura rivela contemporaneamente alla ragazza e allo spettatore la sua vera natura, celata invece nei due “momenti” laterali nella facile allegoria dell’uccello rapace, mentre spettatrice impotente della crudeltà diventa la natura, personificata nella luna che versa una lacrima guardando la ragazza che rifugge il rapace.

L’uomo mostruoso di Garbo di Neve è diventato l’Uomo di Pezza delle Orme, che ne raccontano gli abusi nell’album omonimo che ho citato a inizio articolo; è così che per ancora una volta l’arte sognante, onirica e surrealista di tanti autori visuali e altrettanti autori musicali. Il doppio senso, la rottura degli schemi classici, l’accostamento di generi diversi e il forte distaccamento tra i significati, al limite tra l’ermetismo e il surrealismo alla Magritte sono a mio parere degli elementi forti di unione tra questi artisti, ed è esattamente per questo che li adoro. Entramba.

Tutte le immagini provengono dal sito della Fondazione Walter Mac Mazzieri.