Ah, l’horror d’estate ci sta come un chinotto in qualsiasi momento dell’anno.

Finisco ora di vedere un film che mi è stato additato come un thriller/horror degno di rispetto: Mr.P. si è limitato ad un “è valido”, mentre G.C. si è spinto oltre: “Io non l’ho visto, ma so di gente che è uscita piangendo dal cinema”. Così mi sono procurato “REC”, e senza saperne niente di più di quello che ho appena detto, approfittando di una serata in casa da solo (che fa sempre bene all’atmosfera), me lo sono “sparato”.

Quello che avete visto è un particolare trailer che riprende le reazioni del pubblico durante la prima; si capisce subito che il film ha particolari momenti di paura di tipo “B”, cioè quelle scene che è tutto tranquillo e ad un certo punto salta fuori il mostro/fantasma/cattivo di turno, in genere urlando furiosamente, e ti fa “bù” (da qui la paura di tipo “B” – mia personale classificazione). Stasera, guardando il film, ad un certo punto ho dovuto interrompere e farmi due passi; ero veramente teso, e devo dire che una paura di tipo “C” così non la avevo dai tempi dell’Esorcista (dicesi paura di tipo “C” il sentimento generico di tensione, che sfocia in cagotti – di qui la “C”). Nonostante tutto, mi sono ripreso e per fortuna sono riuscito a finirlo.

La cosa interessante di questo film, che in realtà riprende molti dei cliches dei film horror, è che riesce a sfruttare un meccanismo fondante della paura, che consiste nel rivoltare un luogo/momento familiare in qualcosa di inquietante: tutta l’azione di “REC” è infatti ambientata in un familiarissimo condominio di tipo sud-europeo (il film è ambientato a Barcellona), con l’androne, le scale e quelle porticine di legno che riempiono migliaia di palazzi europei: i protagonisti poi sono le classiche persone della porta accanto, come la famigliola, la coppia di anziani, gli immigrati asiatici (non meglio identificati).

Tutto il film è girato con una tecnica alla “Blair Witch Project”, anche se qui la videocamera è di un operatore di una tv locale, quindi un po’ più vicino al formato cinematografico. Questo depone decisamente a favore di REC: il paradigma della ripresa in prima persona aggiunge un deciso tocco di tensione in più, senza troppo togliere alla fotografia e direzione del film.

Non voglio aggiungere altro: se amate le emozioni di un film horror, trovatevi una sera a casa da soli, magari con un bello schermo grande e audio avvolgente (anche se il film è poi in stereo, ma vabbè!), e schiacciate sul tasto REC.